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sabato 9 dicembre 2017

A Teggiano (SA) si attiva un Polo Formativo.

Grande soddisfazione per il Sindaco di Teggiano Michele Di Candia che vede concretizzarsi una attività importante per il Comune di Teggiano e per l’intero Vallo di Diano grazie al lavoro dell’Amministrazione Comunale e dell’Ufficio Europa.

Per la definizione di partnership qualificate con Enti di Formazione, Agenzie Interinali, Associazioni Professionali, Università, Imprese e Organizzazioni datoriali si sono già attivati il Consigliere Cono Morello e il Presidente del Consiglio Comunale Vincenzo D’Alto.


Si parte con corsi di formazione professionale di 200 ore per disoccupati di età compresa tra i 18 e i 29 anni, finanziati dal programma “Occupazione Garanzia Giovani”, nell’ambito di una partnership definita tra il Comune di Teggiano, l’Ente di Formazione Professionale Socrates e l’Ufficio Europa Teggiano organizzato dalla QS & Partners di Vincenzo Quagliano.

“Organizzazione di eventi musicali e culturali” e “key competence - fai impresa con internet” saranno i primi due corsi che si terranno a Teggiano per i quali è necessario effettuare le iscrizioni entro il mese di dicembre. Altro corso di “guida ambientale ed escursionistica” sarà attuato a Buonabitacolo grazie all’impegno del Sindaco Giancarlo Guercio, dell’Associazione Fermento e del Forum dei Giovani.


Altre attività di formazione, ricerca attiva e servizi innovati per il lavoro saranno attuate in collaborazione con QUANTA SpA, società multinazionale di servizi per le risorse umane, interessata a collaborare per la creazione di un Polo Formativo e di Orientamento al Lavoro a Teggiano.

giovedì 30 novembre 2017

Un bando da 3 milioni di € per le terre incolte del Sud

Promosso dalla Fondazione CON IL SUD in collaborazione con Enel Cuore Onlus per valorizzare i terreni agricoli incolti, abbandonati o non adeguatamente utilizzati in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Invio delle proposte entro il 23 febbraio 2018.

Presentato a Roma nella sede della Fondazione CON IL SUD e alla presenza del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, il nuovo bando sperimentale “Terre Colte”, promosso dalla Fondazione CON IL SUD in collaborazione con Enel Cuore Onlus.
L’obiettivo dell’iniziativa è valorizzare i terreni agricoli incolti, abbandonati o non adeguatamente utilizzati in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, rivitalizzando la tradizione legata all’agricoltura e all’allevamento in queste regioni, anche attraverso l’inclusione sociale e lavorativa di persone in condizione di disagio, offrendo nuove opportunità per i giovani e favorendo l’introduzione di innovazioni tecnologiche e colturali.

A disposizione 3 milioni di €, di cui 2 milioni messi a disposizione della Fondazione CON IL SUD e 1 milione da Enel Cuore. Le proposte potranno essere presentate esclusivamente online tramite il sito della Fondazione entro il 23 febbraio 2018 da organizzazioni del Terzo settore, in partnership con altre realtà non profit, ma anche con istituzioni, università, enti di ricerca e imprese profit.

«Questa iniziativa – ha dichiarato il ministro Martina - apre nuove possibilità allo sviluppo di un modello agricolo innovativo e inclusivo nelle aree del Mezzogiorno. In questi territori l’agricoltura si sta dimostrando un pilastro cruciale non solo dal punto di vista economico, ma sotto il profilo occupazionale, sociale ed ambientale. Nell’ultimo anno i giovani impegnati in agricoltura nel Sud sono cresciuti del 13%, un dato molto importante, perché ci parla di futuro. Credo poi vada sottolineato il coinvolgimento del terzo settore in questo bando, perché le esperienze di agricoltura sociale che abbiamo tutelato con una legge ad hoc rappresentano una nuova forma di welfare che va valorizzata e sostenuta. Noi ci siamo».

«Siamo convinti che il tema sia strategico per il futuro del Mezzogiorno – ha dichiarato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD – perché riguarda la proposta di un modello di sviluppo realmente sostenibile per il nostro Sud. ‘Terre Colte’ significa anche questo: avere l’intelligenza di saper coniugare i cambiamenti di un mercato attento alle tradizioni del territorio con quelli di un nuovo ‘paradigma’ dello sviluppo, che vede al centro la comunità e la coesione sociale, i giovani e la conoscenza».

«Il bando Terre Colte guarda alle grandi possibilità offerte dal Mezzogiorno - afferma Patrizia Grieco, Presidente di Enel Cuore - a partire dalle tradizioni e dal territorio, attraverso il coinvolgimento diretto delle comunità locali, delle associazioni e dei giovani. La partecipazione di tutti gli attori coinvolti è indispensabile per favorire l'affermazione di nuovi modelli di sviluppo, più inclusivi e sostenibili. In questa ottica, il bando rappresenta un’importante opportunità per supportare il rinnovamento del mondo agricolo, nonchè per aiutare i giovani a costruire il loro futuro nella propria terra».

L’iniziativa prevede la concessione, da parte dei proprietari, di uno o più terreni a uno o più soggetti del partenariato che propone il progetto, per una durata minima di 10 anni di cui i primi 5 a titolo gratuito o simbolicamente oneroso. Le partnership di progetto dovranno essere composte da almeno tre soggetti, di cui almeno due di Terzo settore. Potranno inoltre essere coinvolti il mondo economico, delle istituzioni, dell’università, della ricerca.


Le proposte potranno prevedere, oltre alle attività di coltivazione e di allevamento, iniziative di tipo artigianale, commerciale, sociale, turistico-ricettivo, etc., purché strettamente connesse e accessorie a quelle di carattere agricolo. Il contributo per singola proposta è di massimo 500.000 €.

Fonte: terraevita.edagricole.it

mercoledì 29 novembre 2017

Resto al Sud - Per partire con una nuova impresa

Resto al Sud è l’incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno.

La dotazione finanziaria complessiva è di 1.250 milioni di euro.

L'incentivo è utile per aiutare ad avviare attività di produzione di beni e servizi per giovani tra i 18 e 35 anni residenti nelle regioni Abruzzo,
Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Approfondisci scaricando QUI l'opuscolo informativo

mercoledì 22 novembre 2017

L. R. n. 10 del 31 marzo 2017, art. n. 1, comma 76 - CRITERI DI ASSEGNAZIONE

La Regione Campania intende promuovere e sostenere la valorizzazione, la gestione e la fruizione del patrimonio culturale in quanto insieme di beni di primario valore etico, storico, rappresentativo di una insopprimibile consistenza ideale e civile perché matrice di identità e determinante strumento di sviluppo.

Obiettivo.
La Regione Campania con la L. R. n. 10 del 31 marzo 2017, art. n. 1, comma 76, al fine di sostenere il funzionamento di enti, associazioni, fondazioni che svolgono attività di analisi, studio e ricerca, nonché di tutela e promozione del patrimonio archivistico e libraio, finalizzate alla diffusione e valorizzazione della cultura meridionalistica, con particolare riguardo agli aspetti storici, sociali, economici e istituzionali, ha istituito il “fondo per lo studio e la conoscenza della storia, dell’economia e delle idee sociali del mezzogiorno”, con dotazione pari a euro 500.000,00 (cinquecentomila) per ciascuno degli anni 2017, 2018, 2019. 

Il presente avviso è valido per la richiesta di contributo di funzionamento relativo ai soli anni 2017 e
2018.

Avviso Pubblico CATALOGO FORMATIVO nell'ambito del Piano di Formazione-Lavoro

P.O.R. CAMPANIA FSE 2014/2020


ASSE I “OCCUPAZIONE”

OBIETTIVO SPECIFICO 1: favorire l’inserimento lavorativo e l’occupazione dei disoccupati di
lunga durata e dei soggetti con maggiore difficoltà di inserimento lavorativo, nonché il sostegno delle persone a rischio di disoccupazione di lunga durata (RA 8.5)

AZIONE 8.5.1.: Misure di politica attiva con particolare, attenzione ai settori che offrono maggiori prospettive di crescita (ad esempio nell’ambito di: green economy, blue economy, servizi alla persona, servizi socio-sanitari, valorizzazione del patrimonio culturale, ICT)

lunedì 20 novembre 2017

IL RAP IMPEGNATO DI WILLIE PEYOTE

La musica rap è sicuramente uno dei generi più in voga ed apprezzati soprattutto tra le giovani generazioni. D’altronde basta dare uno sguardo alle classifiche per rendersi conto che le prime posizioni sono quasi tutte occupate dai fautori del genere. Eppure, al contrario di quanto molti rappers italiani ci abbiano abituato a pensare, il rap non è una musica frivola ed insignificante: è il genere di chi ha qualcosa da dire, di chi ha dei contenuti, di chi vuole fare denuncia sociale accendendo i riflettori su temi spesso ignorati. In questo senso, infatti, è possibile considerare il rap come un vero e proprio erede del cantautorato. Per fortuna, seppur in minoranza, esiste una schiera di artisti italiani dediti al rap impegnato: tra questi, uno dei più meritevoli è sicuramente Willie Peyote. L’artista torinese, il cui vero nome è Guglielmo Bruno, rappresenta un unicum nel panorama rap nazionale: i suoi pezzi, infatti, spaziano dall’hip hop al rap al funk, dal jazz al blues. Egli stesso, infatti, non ama ascriversi ad un solo genere. Da sempre appassionato di musica, scopre il rap solo negli ultimi anni delle superiori; la sua formazioni è principalmente di natura punk-rock. Dopo un paio di esperimenti non troppo riusciti con delle band punk, decide di intraprendere la strada da solista.

I primi due album: Manuale del Giovane Nichilista e Non è il mio genere, il genere umano
Nel 2011 pubblica il suo primo album, Manuale del giovane nichilista. E’ l’album più hip hop dell’artista, più integrato nel genere, eppure dà già l’idea di fare un rap più ricercato rispetto alla media, com’è possibile evincere dalla parte iniziale di Incazzato lo stesso, dove addirittura è riconoscibile il suono della tromba. I contenuti di questa produzione sono forti, è un album pieno di rabbia e cinismo, che critica la società e soprattutto il mondo dei giovani, fatto di finta ribellione e di opinioni fittizie, un mondo di chi non sa più stabilire vere relazioni interpersonali. Nel 2014 pubblica Non è il mio genere, il genere umano. Questo secondo lavoro è il manifesto del suo percorso musicale: Willie mette in chiaro cos’è e cosa non vuole essere, come si intuisce dalle parole di Oscar Carogna “non copio gli americani e non mi sento una star” e ancora, “non sono un cantastorie, lo swag, le sparatorie, il rap le paranoie, fresh, le vecchie glorie, sono un cumulo di vecchie domenica sportiva”. Il linguaggio dei suoi testi è cinico, polemico, hardcore (“da zitto sembro hipster ma se rappo suona hardcore” dice, appunto, in Glik). Caratteristica è la sua mordace satira che non risparmia nessuno, neanche sé stesso: “io mi sono laureato ma non è cambiato niente, io mi spaccio per artista emergente” dichiara in Dj e Call center. Willie Peyote, infatti, è laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla rivolta di Los Angeles del 1992 come conseguenza del pestaggio di Rodney King da parte della polizia. Tale tema, affrontato in maniera più generale, viene ripreso nel brano 1.3.1.2, in cui i numeri del titolo corrispondono alle lettere dell’alfabeto (A.C.A.B.). Il sound di questa seconda produzione è un hip hop più vicino al blues e al jazz, che inizia a discostarsi ancor di più dalle basi rap tradizionali.

Willie Peyote: l’evoluzione ed il terzo album
Successivamente alla pubblicazione di Non è il mio genere, il genere umano si licenzia dal suo lavoro a tempo indeterminato in un call center per dedicarsi pienamente alla sua musica o, come lui ama definirsi, per essere “un felice disoccupato”. Tra il 2015 e il 2016 pubblica il suo terzo album: Educazione Sabauda. Questo lavoro è una vera e proprio commistione di generi, ma quello che la fa da padrone è sicuramente il jazz, presente in pezzi come Io non sono razzista ma…, L’outfit giusto e in maniera rivisitata in Che bella giornata e C’era una vodka. I testi sono meno hardcore e violenti rispetto agli album precedenti, ma più ironici e satirici e cosparsi di citazioni musicali (nella parte finale di Interludio viene citata una strofa intera dell’Avvelenata di Guccini) e cinematografiche (come suggerisce lo stesso titolo del brano Truman Show). Questo terza produzione testimonia l’evoluzione musicale e contenutistica dell’artista, un vero e proprio cambio di rotta rispetto ai precedenti lavori, senza però tradire sé stesso e la sua musica. Impossibile non citare il suo più grande successo Io non sono razzista ma…:in questo brano l’artista critica l’ignoranza e il facile populismo degli Italiani sul tema dell’immigrazione. Tuttavia, il pezzo vuole essere anche un invito a far ragionare l’italiano medio ricordandogli che noi stessi siamo sempre stati un popolo di emigranti, sia ai tempi della guerra sia oggi con il fenomeno dei cervelli in fuga (“qui da noi non c’è più futuro, guarda i laureati emigrati in Australia” e ancora “l’immigrazione è la prima emergenza in televisione, che poi non è tutta sta novità, pensa a tuo nonno emigrato in Argentina col barcone”).

Willie Peyote: il successo di Sindrome di Toret
Nell’Ottobre del 2017, pubblica il suo quarto album, Sindrome di Toret: si tratta di un concept album che ruota attorno alla libertà di espressione vista sotto varie sfaccettature. Ottima Scusa, ad esempio, tratta della fine di un amore senza disperazione e pianti di sorta: è la presa di coscienza della fine di un rapporto sentimentale che non è stato “niente di speciale ma neanche un errore”; di chi sa che questa è la normalità e che l’amore è troppo complesso per essere capito, è un qualcosa che va da sé. In I Cani si fa riferimento alla religione: è questo un tema molto caro all’artista che proviene da una famiglia di testimoni di Geova; non è stato facile per Willie prendere le distanze dalla fede famigliare, una scelta che ha turbato gli equilibri interni alla famiglia. Sono forti, infatti, le parole della canzone in merito: “le preghiere non funzionano ma le bestemmie si” e “non sono neanche battezzato e se Dio esiste è pure peggio perché è evidente, ha cazzeggiato”. Sindrome di Toret è un vero mosaico musicale: si va dal jazz di Vendesi al blues de I Cani al funk di Portapalazzo e Metti che domani, lontani anni luce dal sound dei primi album.

Alcune curiosità su Willie Peyote
Tra le sue collaborazioni più importanti ricordiamo Roy Paci, Ex-Otago e Dutch Nazari (altro rapper in ascesa nel panorama indie italiano). Il suo lavoro è frutto di influenze musicali variegate: 99 Posse, Subsonica, Nirvana, Rage Against the Machine, Gorillaz e Daniele Silvestri. Nel 2016 ha realizzato il documentario A sud di nessun Nord, insieme a Stefano Carena e Francesco Costanzo: un’inchiesta che fa luce su quanto accade a Lampedusa. Lo scorso Aprile è stato invitato in prima serata al programma Che tempo che fa di Fabio Fazio su Rai1: è stata la prima volta che un rapper indipendente si è esibito in prima serata su quella rete. Per l’occasione Willie Peyote ha cantanto Io non sono razzista ma…, suscitando l’ira del giornalista Maurizio Belpietro, che sul suo giornale ha criticato il rapper torinese per aver accusato l’Italia intera di razzismo. Dal canto suo, Willie ha dichiarato che l’aver infastidito Belpietro è stato uno dei suoi più grandi successi di sempre. 

Articolo di Martina Quagliano

Levante: la musica incontra il girl power

Fare della musica seria, al contrario di quanto si possa pensare, non è facile. Oggigiorno la maggior parte delle radio, delle tv, delle playlist di Spotify tendono a far spiccare un tipo di musica frivola, priva di messaggio, creata al solo scopo di entrare nella testa dell’ uditorio e vendere dischi. Essere donna e fare del cantautorato in un ambiente prevalentemente maschile è una difficoltà in più. Per fortuna, esistono delle eccezioni: è il caso di Levante. L’artista siciliana, al secolo Claudia Lagona, ultimamente è passata alle luci della ribalta per il suo ruolo di giudice ad XFactor (insieme al leader degli Afterhours Manuel Agnelli, la discografica Mara Maionchi e il rapper nonché veterano al tavolo dei giudici Fedez). Ma Levante è molto più di questo.


Gli inizi e l’album di esordio
Dopo la morte del padre, lascia la sua amata Sicilia per trasferirsi a Torino. E’ qui che decide di fare della  passione per la musica il suo mestiere di vita. Tuttavia la gavetta è lunga. Per anni si è divisa tra Italia e Inghilterra lavorando nei bar e facendo una vita di sacrifici. Nonostante ciò, non si è mai arresa ed in tutto questo tempo non ha mai smesso di inviare demo alle case discografiche collezionando anche parecchie delusioni. E’ in questo clima che nasce il suo singolo più celebre, Alfonso. Il brano, dal motivo orecchiabile e simpatico, è tutt’altro che una canzone allegra: Levante racconta il suo vissuto di quel periodo, caratterizzato da solitudine e dagli scarsi stimoli dell’ambiente circostante. Celebre, infatti, è il ritornello “che vita di merda”.  Da lì inizia l’avventura: viene chiamata da Max Gazzè per aprire i suoi concerti del Sotto Casa Tour (2013). L’anno seguente pubblica il suo primo album, Manuale Distruzione. E’ un album grintoso e pieno di rabbia, di chi ha passato tanto e ha voglia di raccontarlo e urlarlo al mondo; di chi, nonostante tutto, non si è mai arreso e dalle cadute ha ritrovatola forza di rialzarsi e fare meglio. Emblematiche le parole di Duri come me: “ambisco alla cima più alta per sentirne l’eco” e ancora “ma questa è la guerra e combatto e stringerò i denti finchè ne avrò”. E’ questo ciò che rende Levante una donna ed un’artista straordinaria:il non tirarsi indietro davanti alle sfide, soprattutto quando si ha chiaro il punto dove si vuole arrivare; non c’è difficoltà che tenga. Dal punto di vista musicale è un album pulito e semplice,dove spicca soprattutto il suono della chitarra.

I primi successi ed il secondo album
Nel 2015 pubblica il suo secondo disco Abbi cura di te. Questo album è molto diverso dal precedente, è il frutto del lavoro di chi ha imparato ad accettarsi o per lo meno ci sta lavorando bene. La maggior parte dei testi sono incentrati sull’amore che non sempre ha lieto fine, come in Ciao per sempre, dove spiccano le parole “non sei stato mio e mai mio sarai tra questa gente”, oppure il brano Lasciami andare dove la cantante esprime la volontà di voler andare avanti e farcela da sola, anche senza il suo amato. In linea generale è un album più elegante, il ritmo è per lo più lento e pacato, tranne in alcuni pezzi (Ciao per sempre, Tutti i santi giorni, Caruso Pascoski), ma il sound è già più ricercato rispetto a Manuale Distruzione.

La notorietà ed il terzo album
L’ultimo album è Nel Caos di Stanze Stupefacenti, uscito lo scorso Aprile. Il sound è molto diverso da quello degli altri, più elettronico e grintoso, è un album concepito per essere ballato e cantato a squarciagola. L’artista è molto concentrata su sé stessa, sul suo modo di essere ( come suggerisce il titolo della canzone Le mie mille me)e si mette ancora di più a nudo, come non aveva mai fatto. Vengono affrontati temi sociali importanti. In “Non me ne frega niente” Levante critica il mondo dei social di cui tutti facciamo parte e di come sia facile dire la propria opinione dopo qualsiasi evento. La cantante ha affermato di aver scritto il brano dopo gli attentati terroristici di Parigi del 2016, dove ognuno, pur non conoscendo bene la realtà dei fatti, si sentiva in dovere di dire la sua. Le parole “ma in piazza scendo solo per il cane” evidenziano come tutti noi viviamo in un mondo fatto di opinioni virtuali perdendo di vista la realtà e il nostro agire per cambiare le cose. In Gesù Cristo sono Io, invece, viene affrontato il tema del femminicidio e della mortificazione della donna in senso generale, di quello che tutti i giorni molte donne sono costrette a subire e che non trovano il coraggio di denunciare. Da qui il paragone con la crocifissione “Tutte le volte che mi hai messo in croce, tutte le volte che sei la regina e sulla testa solo tante spine”. Infine, come non citare la collaborazione con Max Gazzè nel brano Pezzo di me, un pezzo che parla della rabbia, della tristezza e della voglia di rinascita dopo la fine di un amore.

Alcune curiosità

Nel corso degli anni Levante ha collaborato con numerosi artisti, tra cui, oltre al già citato Max Gazzè, ricordiamo Fedez, gli Ex-Otago, Tiziano Ferro e Gianni Morandi. Tra le sue influenze musicali ricordiamo Carmen Consoli, Mina, Janis Joplin e Alanis Morissette.E’ stata sposata col disc jockey The Bloody Beetroots, dal quale ha dichiarato di essersi separata.  Nel 2017, inoltre, ha pubblicato anche il suo primo libro “Se non ti vedo non esisti”edito da Rizzoli. 

Articolo di Martina Quagliano